Namibia – IV Parte Damaraland, l’immagine candida della Namibia

Avvolti nel candore di madre natura lasciamo Etosha a sud-est dall’ultimo avamposto autorizzato, Okaukuejo. Hilux avanza senza sosta fino a Outjo, dove ci immettiamo sulla C39. Seguiamo la nostra cartina attentamente, e condizionati dalla linea rossa, sinonimo di strada asfaltata, facciamo di Khorixas il nostro riferimento per l’approvvigionamento prima di addentrarci nella linea marrone, dove ci attende per i prossimi giorni la strada sterrata. Dalla periferia percepiamo una vitalità diversa rispetto alle altre realtà incontrate. La stazione di rifornimento e subito dei mendicanti si avvicinano. Siamo nel capoluogo del Damaraland, regione semidesertica e prevalentemente arida. Quel confine tra asfalto e sterrato, dove Khorixas diventa emblema di desolazione ed emarginazione, segna il nostro confine culturale, in cui timori ancestrali si insinuano nei pensieri e si fanno presto atteggiamenti. Valichiamo quella linea, indugiamo nell’andatura perché il terriccio sembra essere particolarmente insidioso e provoca ad Hilux dei lievi capogiri. Quel timore culturale si trasforma in cupo silenzio spezzato dal rumore del motore e dell’attrito delle ruote sul nuovo tracciato. Tanto rinchiusi nella nostra prudenza stereotipata, quanto travolgente il paesaggio ai nostri occhi. Come le corde di un violino così l’animo si strugge alla vista di questo mondo desolato e ammaliante, che si sperde all’orizzonte tra picchi rocciosi, guglie e monoliti fino a toccare il cielo.

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Accostiamo e spegniamo il motore; scendiamo. Avvolgente come l’abbraccio materno, regale e maestoso, il silenzio ci commuove.

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All’imbrunire, quando gli ultimi raggi di sole colorano il paesaggio di polvere d’arancio autunnale, Twyfelfontein ci accoglie in un incanto aureo degno di questo luogo antico. Sorgente dubbiosa, il significato germanico della parola, il nome con cui il posto è conosciuto; Ui-Ais, pozza d’acqua tra le pietre, nella lingua dei Damara.

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Le rocce che formano questa parte della regione racchiudono in sé una storia millenaria: in esse tratti di intere popolazioni, le incisioni e le pitture rupestri.

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Camminare tra queste dune arenarie, sospesi fra passato e futuro, dove ci coglie per un istante lo smarrimento nello sfiorare coi polpastrelli della mano quella roccia, come a tracciare un’altra storia, la nostra storia.

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E nella tranquillità di un mondo che sembra ora familiare echeggiano quelle armonie di parole e musica, quelle voci in coro che allietano la sera illuminata dalle stelle composte in cielo.

E anche qui la vivace compostezza della gente saluta il nostro passaggio; due giovinetti, ancora bambini, mano nella mano, al seguito delle loro capre, lungo la strada polverosa fra piccoli arbusti e sterpaglie, l’immagine candida del Damaraland. Un lungo sorso di guava per pulire l’animo dalla polvere di preconcetti e immagini pre-confenzionate, e rivivere nella memoria ogni istante di travolgente silenzio.

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