This land is my land!

Non ricordo bene dove comprai questo libro, forse a Twyfelfontein, dopo la visita alle incisioni rupestri. Fu dapprima il colore ambrato della copertina ad attirarmi, e subito dopo il suo titolo: This land is my Land! Questa terra è la mia Terra! A seguire il sottotitolo, motions and emotions around land reform in Namibia. Petizioni ed emozioni attorno alla riforma agraria in Namibia. Arrivata a questo passaggio il dubbio mi è sorto. Sarà davvero interessante? Un passaggio mentale che va dall’emozione alla regolamentazione di un nuovo ordine, quello agrario, turbava un po’ il mio spirito di avventura in viaggio. Scelsi.

Lo presi perché quel titolo suscitava in me il richiamo della terra. Era un po’ come se mi parlasse.

Scritto 18 anni dopo l’indipendenza del paese, nel tentativo di comprendere le motivazioni e i sentimenti che percorrono il popolo namibiano, la giornalista Erika von Wietersheim raccoglie il vissuto di uomini, uniti da una bandiera, divisi da un passato dalle tinte oscure, colonizzatori e sopraffatti, padroni e servi, ricchi e poveri, che guardano con timore verso un futuro, il cui unico legame ora sembra proprio essere quella terra tanto contesa.

Terra come senso di appartenenza, Terra come ritorno a casa, Terra come sinonimo di sicurezza e salute, Terra come finestra sul futuro! Su questi binari emotivi si intrecciano le motivazioni dei namibiani, siano essi bianchi o neri.

In un contesto, dove la maggior parte delle fattorie (una proprietà varia dai 5000 ai 30000 ettari) sono isolate e lontane chilometri e chilometri dal primo centro abitato, lavorare per uno scopo comune, che spazia dalla salvaguardia del territorio, all’acquisizione di uno stato sociale (avere un lavoro), alla prosperità sociale ed economica del paese, diventa una condizione senza la quale non sarebbe possibile immaginare un futuro. E come a volte accade, più che lo Stato ne è consapevole chi vive la terra, a prescindere dall’etichetta sociale alla quale appartiene. E così farming living diventa linguaggio di comprensione fra due entità, che nel riconoscimento sociale reciproco cominciano a condividere un sentimento comune di Land.

Un libro che ha la forza di creare uno spazio in cui ascoltare gli altri e sperare nel loro futuro.

Un libro che senza la presunzione di delineare soluzioni cerca di dare un nome al sentimento di un popolo.

Un libro che pone l’attenzione sulle emozioni delle persone che non hanno un colore definito, come il bianco e il nero.

Un libro che fa delle emozioni la base da cui ripartire a costruire la geografia di un popolo.

Nel frastuono di parole farfugliate e confuse, dettate dal timore che si prova di fronte a molti fatti inquietanti, questo libro è un invito a fare silenzio, ad ascoltare, ad entrare nei propri sentimenti e in quelli di altri per tentare di uscire da quella ragnatela fitta di preconcetti e paure ancestrali, in cui  spesso e volentieri si rimane intrappolati.

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