Stati Uniti d’America – L’arrivo a New York

Sbarchiamo! Naso all’insù, come se la forza di gravità avesse modificato la sua direzione. Una sorta di straniamento ci sorprende. Grande, enorme, spaziosa, voluminosa, alta, elevata, torreggiante, la dimensione newyorkese. La versione moderna di “Due Lillipuzziani a Brobdingnag“!

“Manhattan!”, “Downtown!” una sorta di benvenuto che ci viene riservato dai tassisti più o meno autorizzati, all’uscita dell’aeroporto internazionale di John F. Kennedy.

Come raggiungere il nostro albergo vicino a Times Square? Nemmeno il tempo di valutare ipotesi alternative, che ci troviamo all’interno di una limo. Prezzo ragionevole con descrizione annessa delle varie zone a vista finestrino e qualche dritta da parte dell’autista. Richard, il suo nome, che ci adesca all’amo con il termine limo. Senz’altro l’abbreviazione di limousine, che però mal si concilia con il nostro immaginario, quello tecnico di Alberto, di autovettura con una carrozzeria simile a quella di una berlina, con passo allungato e votata al massimo comfort e lusso, e quello mio, di Pretty Woman sul cavallo bianco del suo principe azzurro.

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Inizia così il nostro viaggio negli Stati Uniti d’America, fra contrastanti sensazioni palpitanti nel petto, da quelle cinematografiche nello stile di Woody Allen a quelle emotive dettate dal ricordo dei nostri avi, nutriti dalla speranza di un sogno.

Trascorriamo il tardo pomeriggio nel tentativo di ammansire il jet lag, affinché non abbia il sopravvento. Esploriamo il block che ci ospita. La calura di luglio rende la pavimentazione gelatinosa e con essa i nostri pensieri, affaticati dal lungo viaggio. Di tanto in tanto avvertiamo una forte escursione termica, l’aria condizionata, posta all’entrata di ogni negozio, talmente fredda che sembra voler fuggire anch’essa dal gelo in cui è imprigionata. Ci guardiamo attorno. Sventolano sui pinnacoli le bandiere a stelle e strisce. Sfrecciano le autovetture, incontabili, ma non invadenti. Ognuno ha il suo spazio: gli autobus e i taxi la loro corsia preferenziale, le auto private le loro, i pedoni la loro strade pavimentate con rialzo. Persone in 24 ore percorrono velocemente il marciapiede, in mano recano un recipiente gigante a forma di bicchiere contenente caffeina piuttosto che una ciambella al richiamo di grassi saturi. Di tanto in tanto qualche grata con spostamento d’aria al passaggio di un treno della metropolitana ha il sapore di “Quando la moglie è in vacanza” diretto da Billy Wilder, nella famosa immagine di Marilyn Monroe con l’abito bianco svolazzante.

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Abbiamo vinto il jet leg; finalmente è sera! Ci corichiamo in attesa di conoscere i volti di New York.

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2 Comment

  1. […] I parte: L’arrivo a New York […]

  2. […] mattina, e nelle strade di New York si respira la frenesia dei giorni lavorativi. Le persone sembrano schegge impazzite che zigzagano […]

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