I volti di New York – Sotto il cielo di Manhattan

Lunedì mattina, e nelle strade di New York si respira la frenesia dei giorni lavorativi. Le persone sembrano schegge impazzite che zigzagano fra i diversi ostacoli che trovano lungo il percorso, tra cui orde di turisti che vagano col naso all’insù nell’immaginario della metropoli americana. Sarà per abitudine, sarà per rassegnazione, sarà forse per educazione, sarà forse per una forte capacità di adattamento, sarà magari per una forte dose di snobismo, sta di fatto che la convivenza fra turista e locale sembra scorrere senza apparente difficoltà.

Siamo immersi in questo tumultuoso passaggio di persone, quando arriviamo a Times Square, dove un vortice di insegne luminose ci rapisce. Allunghiamo il collo per cercare di catturare con l’occhio ogni cosa, ma ogni tentativo sembra essere vano. La rapidità con cui cambiano le cose è vertiginoso, quasi sfidante. Cogliamo questo senso di sfida che si fa verticalizzante, e per quanto scettici all’idea, saliamo su uno dei numerosi pullman per turisti che offrono un tour tra i più famosi quartieri di Manhattan. In alternativa, la metropolitana, ma significherebbe oscurare gran parte del nostro orizzonte. Biglietto valido tutto il giorno con possibilità di scendere a qualsiasi fermata. Così ci ritroviamo con il cielo di New York sopra di noi. Attraversiamo il centro culturale del distretto di Manhattan, sulla 42esima strada, ci immergiamo nei grattacieli che alternano facciate moderne a facciate di fine ottocento, nei cartelloni pubblicitari le cui rappresentazioni sembrano prendere vita da un momento all’altro. A questa altezza ci pare tutto un po’ più afferrabile, meno sfumature di grigio, come se la patina di vertigine fosse finalmente scomparsa.

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Scendiamo a Greenwich Village, sinonimo di Beat Generation, dove questo fenomeno culturale ebbe la sua evoluzione. Non poteva essere diversamente. Il quartiere segna un vero e proprio stacco architettonico e concettuale rispetto al razionale assetto urbanistico che contraddistingue la città; spezza i canoni spaziali, e tale è lo straniamento che sembra di essere improvvisamente arrivati in un luogo altro. Percorriamo le vie di questo borgo che hanno una dimensione più vicina alla nostra, quella europea, dove le strade sono identificate con un nome e non con un numero.

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Usciamo e ci addentriamo, sempre a piedi, in Little Italy. Di quell’Italia di inizio Novecento che lì trovò popolarità, rimane ben poco, se non qualche ristorante e il suo ricordo nel nome. La realtà che si svela ai nostri occhi è la “colonizzazione” di questo tratto italo-americano da parte della popolazione cinese. Un po’ il ritratto di un’Italia in miniatura, che assume poco per volta tratti orientali. Non poco distante da lì si trova Chinatown nel fervore delle sue attività mercantili. Ecco un luogo altro, in cui il senso forte di identità e di comunità azzera latitudini e longitudini.

Il vagabondare in questi quartieri che assurgono a geografia di un mondo in perenne trasmigrazione ci conduce di fronte al Palazzo della Suprema Corte di Giustizia.

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Maestoso, il colonnato che precede l’entrata alle aule giudiziali, incute un timore reverenziale. Ci avviciniamo e sotto la sua possente fermezza ci ripariamo da un temporale, di più lieve entità rispetto a quello che ci colse di sorpresa a Central Park.

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Da lì ci incamminiamo per andare fino alle rive del fiume Hudson. Lungo la via lo sguardo si incrocia con un immaginario che non c’è più, il World Trade Center. Fervono i lavori della ricostruzione, e mentre si lavora, ferma e silenziosa si erge la piccola Cappella di San Paolo, eretta nel 1697 sotto l’occupazione britannica. Testimone delle terribili tragedie lì accadute, accolse nel suo grembo l’umanità brutalmente offesa e colpita. Stupisce pensare che lì, in un’istante, tutto divenne polvere, eccetto lei, una semplice cappella. Completamente intatta. E travolti da questa inattesa scoperta, la borsa valori di Wall Street perde totalmente di importanza, e scivola via allo sguardo come il nostro passo che carico di emozione giunge a Battery Park. Parte della zona è delimitata, causa lavori di ripresa per una nuova serie televisiva. E secondo le modalità dei locali aggiriamo l’ostacolo senza creare e darcene disturbo per giungere là, su quella riva verso la quale lo sguardo pieno di speranze dei nostri migranti tendeva. Al nostro sguardo appare lei, the Statue of Liberty, in tutto il suo splendore. Là sulla rocciosa isola da cui prende nome. E in quell’istante solca le acque del fiume il traghetto Miss Ellis Island, e più forte ancora ritorna quel sogno americano, che per alcuni si infrangeva sulle coste di Ellis Island, mentre per altri da lì prendeva forma.

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Sostiamo a lungo nel tentativo di catturare le sfumature di quel sogno di libertà, di rivincita, di vita.

Nel tardo pomeriggio di Manhattan riprendiamo il nostro autobus a cielo aperto, solo per un breve tratto. Scendiamo ai piedi del ponte di Manhattan.

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E la sfida da verticale si fa orizzontale, 2089 metri di ferro, in sospeso sulle acque del fiume, ci separano da Brooklyn. Lo percorriamo.

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Là per dare forma a quell’immaginario impresso nei nostri occhi, chiamato skyline di New York. Arriviamo, mentre sta giungendo al termine il giorno, proprio in quell’istante, in cui gli ultimi raggi di sole riflettono di magico rosa ambrato le guglie dei grattacieli.

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E sul finire di questo giorno giunge anche il nostro saluto a New York, città di mondo.

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3 Comment

  1. […] IV parte: I volti di New York, Sotto il cielo di Manhattan […]

  2. Maddalena says: Rispondi

    La certezza di poter fondere lettura e bambina durante la pausa natalizia ! ?
    Solo oggi, nella calma e silenzio, sono riuscita a gustare con gli occhi, grazie alle fantastiche foto di Alberto, e con l ‘ immaginazione guidata dalle tue parole, i tuoi scritti.
    Grazie per avermi portata in giro per il mondo e per il nostro mondo.

    1. mirtis says: Rispondi

      Molto felice di sapere che quello che hai letto ti sia piaciuto e soprattutto ti abbia fatto viaggiare! E per dirla con JoN Buona Lettura e Buon viaggio Mirtis

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