Altopiano di Pinè – Il bosco della Cros del Cuc

L’abitudine alle cose diventate nel tempo familiari rende gli occhi inconsapevoli della possibilità di nuovi incontri. E quando di un luogo pensi di aver già visto tutto, giunge sempre inaspettata una sorpresa: la capacità di quello stesso luogo di rendersi visibile secondo prospettive altre.

Siamo sull’Altopiano di Piné, dove le placide acque addolciscono, carezzandolo, il profilo dei monti, che alti si stagliano verso il cielo. Due specchi d’acqua poco distanti l’uno dall’altro, il lago della Serraia e quello delle Piazze, quest’ultimo di origine artificiale, rapiscono, come il canto delle Sirene, lo sguardo dei passanti. Lì sembra finire questo piccolo mondo, circondato da boschi di abeti e faggi, che con delicatezza di artisti fanno dei laghi la loro tela sulla quale dipingere ogni giorno nuovi acquerelli.

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Volendo appropriarci della visione di questi inediti artisti, ci spingiamo oltre, verso Bedollo e più su ancora, fino alla località Baita Alpina, dove lasciamo la nostra compagna di viaggio a quattro ruote.

Siamo lungo una strada forestale verso la Cros del Cuc, la Croce della Vetta. In 200 metri di dislivello si snoda la storia, nostra, di questo tratto di bosco pinetano. Nell’apparente silenzio di un giorno di novembre, inoltrato, in cui il tempo, smarrito, sembra aver perso la sua stagionalità, ci lasciamo condurre dalle suggestioni del bosco, dall’invisibile presenza dei suoi abitanti: un’esplosione dei sensi per dare senso al nostro cammino verso la vetta. Un cammino che appare preparatorio se non quasi propiziatorio a ciò che ci attende.

Così si svela ai nostri occhi il quadro dipinto per noi dal bosco, che fa di rumori, profumi, colori i suoi strumenti di lavoro.

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Camminiamo, in salita. Udiamo il ticchettio cadenzato del picchio sulla corteccia dell’abete rosso, tendiamo lo sguardo per cercarlo, non troviamo che una traccia, il buco nella corteccia.

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Camminiamo, in salita. Sentiamo il fragrante profumo degli alberi, appena tagliati. Gocce di resina, tracce di boscaiolo che dedito al suo lavoro dispone del bosco per l’arrivo dell’inverno.

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Camminiamo, in salita. Accarezziamo il soffice tappeto del bosco. Di un verde rigoglioso si colora il muschio. Un morbido letto per gli abitanti del bosco, siano essi a due o quattro zampe, di fantasia come gli gnomi, o reali come i ghiri. Non riusciamo a scorgerli, ma sentiamo la loro presenza.

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Camminiamo, in salita. Afferriamo con le dita lo scorrere dell’acqua che non accenna a fermarsi, mentre si getta nell’abbraccio accogliente di un tronco di abete forgiato dalla mano dell’uomo.

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Camminiamo, in salita. Avvistiamo la vetta, e con essa la croce, là, ferma, immobile, ad attendere il nostro arrivo. E la vetta ci accoglie nel tenero abbraccio del paesaggio che si apre al nostro sguardo.

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E lì si dischiude quel tuo luogo, che pensavi familiare, nella sua prospettiva altra! Silenzio, parla, e tutto ciò che si può fare è ascoltare.

Curiosità: il tracciato che si snoda lungo una strada forestale è lungo poco più di 2 km, con un dislivello di 200 metri. Giungendo ad un’altezza di 1500 metri, il percorso è adatto per tutte le stagioni, pur con tutte le accortezze che ogni stagione richiede. Si parte da un’altezza di 1300 metri.

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In vetta si trova un piccolo pianoro con tavoli e panche in legno che permettono un gradevole ristoro nel rispetto della natura circostante. Sarà piacevole per i più piccoli fare scorte dei piccoli tesori che il bosco offre loro in base alla stagionalità.

Tempo di percorrenza: circa 50 minuti per arrivare, circa 30 minuti per rientrare. Il tempo varia sempre naturalmente dalle soste che si fanno lungo il percorso. E’ prettamente in salita, ma l’ampiezza del tracciato permette comunque l’utilizzo di passeggini con ruote in gomma.

Attenzione: Adatto a bimbi di ogni età ed a chi ama portare i propri piccoli in fascia.

Per maggiori informazioni: Azienda per il Turismo Altopiano di Piné Valle di Cembra

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