Badlands

Nel cuore della notte arriviamo nelle Badlands. Tutto attorno è buio, completamente buio! E’ proprio il caso di dire “Ma dove siamo finiti!”

“Nelle terre cattive!” Nel nome il presagio di una terra altra, strana, diversa.

Alle prime luci dell’alba la nostra curiosità trova finalmente una risposta. L’immaginario si fa realtà e davanti ai nostri occhi si dischiude l’indicibile paesaggio delle Badlands.

USA-badlands1

Pervasi nuovamente da un senso di straniamento, lo sguardo si disperde tra le venature di calanchi argillosi, una sorta di arcobaleno pastellato che solca l’orizzonte. E tutt’attorno distese di terra, senza fine. Si palesa la famosa prateria americana.

USA-22

Dal 1928 parco nazionale, le Badlands prendono origine dalle parole Lakota-Sioux mako sica, che tradotte letteralmente significano terreni male. L’erosione che subiscono è perentoria, il loro destino è quello di scomparire, e la linea sottile, quasi impercettibile, che disegna le loro forme, racconta il loro spirito, sacro, come lo era per il popolo di Cavallo Pazzo.

USA-badlands-southdakota1

Nei solchi profondi di queste rocce d’argilla si intrecciano storie di uomini, quelle dei Lakota e quelle di chi è venuto da lontano alla conquista di un sogno. Ci mettiamo in ascolto di queste storie, straordinarie per impeto e durezza.

USA-badlands-southdakota2

Uova e pancetta gocciolanti di burro fuso nel nostro piatto sono al mattino la nostra colazione. Hanno il profumo degli stivali in cuoio con gli speroni e il sapore del cappello da cowboy, rassicuranti per il nostro immaginario nutrito dai film western. Con queste immagini inebrianti nella mente saltiamo sul nostro cavallo, una berlina grigia.

Seguiamo la lunga striscia di asfalto che cinge le praterie del parco, e là si svelano nella loro intimità le mako sica. Aride, senza acqua, sembrano custodire un segreto, lo Spirito della Terra che risuona tra solchi profondi, quello stesso spirito che sospingeva Cavallo Pazzo sul suo mustang a difesa della sua terra, del suo popolo.

All’improvviso, a ridosso di una piccola curva, il bisonte. Regale, sta seduto e assorto.

badlands-bisonte

Non ha bisogno di presentazioni, il bisonte. Nell’immensità della prateria che lo avvolge la sua presenza parla, racconta di un tempo andato, in cui un patto vigeva fra l’uomo e la natura, un patto di profondo rispetto. In lui rimangono tracce di un popolo, quello dei nativi americani. Una lieve brezza accarezza la sua criniera e i piccoli fili d’erba di cui si ciba.

Lasciamo la macchina a bordo strada e ci incamminiamo lungo un tratto di strada sterrata. Un sibilo nell’aria cattura ora la nostra attenzione. Ci guardiamo attorno, avvertiamo una presenza: il cane della prateria. Non uno, ma molti; si avvisano l’un con l’altro della vicinanza di qualche pericolo.

badlands-canedellaprateria

Lasciamo che i nostri occhi si riempiano dell’infinità di quel luogo sognante, fatto di silenzi, di speranze disattese, di storie che non hanno più il loro menestrello. Un cielo incerto, di nuvole ampie, grigiastre, ci accoglie e copre quelle terre, apparentemente senz’anima, che fanno da ingresso alle ben più note montagne rocciose, le Black Hills, terre sacre ai Lakota-Sioux.

Nelle stratificazioni ambrate di queste rocce, incise dal tempo, decidiamo di muoverci a piedi per sentire quegli echi di storie private ora di una voce narrante.

badlands-rocceambrate

I nostri passi alzano una polvere sottile, segno dell’aridità imperante; a tratti qualche ciuffo d’erba secco reca testardamente il suo benvenuto ai passanti, come presagio di quello che potrebbe essere il nostro destino, qualora smarrissimo la strada. Torna lieve la brezza, che incoraggia il nostro cammino. Una breve salita, e si fa sdrucciolevole la terra sotto i nostri piedi. Quel senso di ostilità che questo luogo impervio vuole far percepire insidia per un istante i nostri animi, fin tanto che un’esile creatura si affaccia lungo il sentiero come a volerci dire: “Così si fa, non è poi così difficile!”.

badlands-squirrel

Lo scoiattolo delle Badlands ci accompagna lieto alla cima e lì si rivela agli occhi una dolce verità, l’infinitezza della vita.

Dove siamo non è arrivo, ma inizio. Dove siamo, lo sguardo volge verso le terre sacre dei Lakota-Sioux, verso quel West di chi ha portato con sé un sogno da realizzare. E lì nell’orizzonte sconfinato cerchiamo anche il nostro sogno.

badlands-orizzonte

Lascia un commento!