Sud Dakota – dalla valle del torrente Wounded Knee al Pow Wow di Pine Ridge

Cavalchiamo in sella alla nostra berlina, siamo nel cuore della riserva indiana di Pine Ridge.

Il nostro animo, attonito, viaggia in silenzio questi luoghi che racchiudono la storia di un popolo ferito, colpito nella sua dignità più profonda, quella di essere non riconosciuti. L’estrema povertà fatta di oblio, indifferenza, alcolismo, disoccupazione, marginalità impregna il paesaggio, che accompagna il nostro incontro con il popolo di Cavallo Pazzo.

Siamo nella valle del torrente Wounded Knee, uno dei luoghi emblema della violenza perpetrata nei confronti di questo popolo e della sua terra. La terra fa eco alla storia di quel massacro, che ha visto l’eccidio di uomini, donne e bambini Sioux guidati da Big Foot. Accompagnati dalla cavalleria dell’esercito, avevano reso le armi, mancava solo il fucile di Coyote Nero, un giovane sordo, che tardò rispetto agli altri a deporre il suo fucile. Da qui si scatenò l’inferno. Sembra quasi di percepire il sibilo delle mitraglie, di sentire il tonfo dei corpi inermi che cadono al suolo in quell’inizio gelido di inverno. In cima alla collina una chiesetta in legno scuro, tutt’attorno un paesaggio arso dalla calura dell’estate, poco distante un cartello che indica il luogo di quell’efferato delitto. Là incontriamo Larry secondo il governo americano, Thunder Horse per la repubblica Lakota. Quasi tutti i giorni si reca a Wounded Knee per raccontare la storia del suo popolo. Nelle sue parole, pacate, non traspare rabbia o rivendicazione, ma la certa consapevolezza di appartenere ad un popolo grande. Il senso di appartenenza alla propria terra non è spezzato. Quel vincolo è ancora saldo. “Raccontate del mio popolo quando tornate in Italia!” ci dice, stringendoci forte la mano. Percorrendo con le parole questo giorno mi sembra di sentire ancora il calore di quella stretta di mano, sincera e familiare. Ci affida dei documenti che raccolgono i valori e i colori del suo popolo. Lo ringraziamo per quello che ci ha trasmesso. “Pila-Miya – Grazie a voi!” dice Thunder Horse e aggiunge “Doksha-Aké – Ci incontreremo ancora!”

Saliamo in macchina, e mentre percorriamo di nuovo la statale verso la città di Pine Ridge, ci rendiamo conto che qualcosa è cambiato. Quel senso di totale spaesamento si sta assottigliando. Arriviamo a Pine Ridge, il più grande centro abitato di tutta la riserva.

Una città in stile americano, dove non manca il centro commerciale. Si accalcano le persone nel centro, orde di bambini e adolescenti riempiono i marciapiedi, ognuno a modo proprio. Avvertiamo una sorta di fermento. I preparativi per il Pow Wow sono in corso.

Entriamo in una sorta di supermercato. I prodotti più gettonati sono le bevande con bollicine e merendine sotto forma di pacchetto di plastica. Non stupisce che il girovita di un adolescente sia quello di un adulto obeso, quanto non meraviglia più sapere che il tasso di diabete è direttamente proporzionale al tasso di povertà, come abbiamo avuto modo di avere un assaggio all’aeroporto di Denver!

Siamo alla ricerca di un telefono pubblico, il nostro cellulare new yorkese ha smesso di funzionare nelle Badlands. E’ tardo pomeriggio e ancora non abbiamo un alloggio dove trascorrere la notte. Dal supermercato ci incamminiamo lungo il marciapiede fino ad arrivare al municipio, dove c’è un gran via vai di persone. Chiediamo gentilmente “dove possiamo trovare un alloggio per la notte, qua nei dintorni, perché avremmo piacere di partecipare al Pow Wow, se fosse possibile?” Accompagnati in un ufficio, dove si trovano un telefono e la rubrica telefonica, siamo invitati a sedere alla scrivania e chiamare per verificare la disponibilità. Siamo fortunati, a una ventina di chilometri troviamo un albergo. Sollevati, torniamo dal funzionario che ci ha accolto per ringraziare e pagare per il servizio, sorridente ci stringe la mano e ci dà il suo benvenuto a Pine Ridge, dandoci tutte le indicazioni per il Pow Wow.

Un grande campo sportivo adibito a festa! Al centro il prato verde e in quello che sembra essere l’anello di atletica si trovano alcune bancarelle, e poco più in là una specie di piccolo tendone da dove proviene un profumo invitante. Pow Wow, rito, incontro, scambio fra tribù indiane per fare festa, condividere mercanzie, danzare e onorare Terra Madre.

Ci aggiriamo fra le bancarelle; non è difficile distinguerci; oltre a noi, qualche fotografo, e poi loro, i nativi americani. Non ci sentiamo osservati, e raramente capita! Ci sentiamo accolti! La nostra curiosità si ferma sul banco di alcuni manufatti artigianali e tipici della cultura Lakota. I due proprietari, marito e moglie, ci salutano e ci chiedono da dove veniamo. E’ incredibile quanto il termine Italia faccia scattare subito un immaginario così bello e innamorato che a volte “vien voglia di essere straniero per riuscire ad apprezzare al meglio questo nostro paese”, penso, mentre lei mi stringe la mano e mi racconta della sua visita in Europa. “Voi potete capire cosa abbiamo subito!” questo il suo incipt. “Anche voi avete vissuto l’eccidio con il nazismo!” continua. Rimaniamo in silenzio di fronte all’enunciazione di questa ferita che ora non è solo più letta e descritta, ma conosciuta dal tono vibrante delle sue parole. La visita alla casa museo di Anna Frank ad Amsterdam è stato per lei un momento toccante, e dalla sua voce traspare un sentimento empatico talmente forte che ci lasciamo avvolgere in un abbraccio. Mai come in quel momento abbiamo sentito la storia di un popolo farsi presente e incessante. E’ vero, gli Spiriti non dimenticano, non per chiamare vendetta, ma per ammonire!

Iniziano le danze, sono i bambini i protagonisti di questo nostro Pow Wow. Indossano i vestiti tradizionali, e danzano con movimenti liberi per far vibrare lo Spirito, celebrando la Natura.

A tarda serata, seduti in macchina, ripercorriamo la statale per arrivare al nostro albergo. Nelle mani una ragnatela cattura sogni e una piccola borsa di pelle di cervo, fatte a mano. Sopra i simboli del popolo Lakota, il sole, il tipi, la loro casa e il bisonte, il loro animale sacro.

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2 Comment

  1. Giovanni says: Rispondi

    Bello!!!!

    1. mirtis says: Rispondi

      Grazie, Giovanni, per il tuo gradito commento! Buon viaggio!

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