Perkeo, il Carnevale di Salorno

Si staglia alto il campanile della Chiesa di Sant’Andrea, in stile barocco, attorniato da piccole colonne di fumi, mentre da lontano giunge un fragore di schiamazzi, di trombe, di tamburi, di motori scoppiettanti. E’ già festa! E’ già Carnevale Alpino! E’ molto di più, è Perkeo!

Siamo a Salorno in Alto Adige, allegro paese che sorge all’ombra di Castel Haderburg e culla di una cultura di confine, quella italiana e quella tedesca.

Da tempo sentivamo parlare di Giovanni Clementi, di origine salornese, classe 1702, divenuto giullare e custode delle botti alla corte del principe Carlo Filippo ad Heidelberg, cittadina della regione Baden – Württemberg in Germania. Nano, soffriva di diabete insipido, una malattia che lo faceva sentire sempre assetato, tant’è che non rinunciava mai ad un buon bicchiere di vino, e così alla domanda “Vuoi ancora un bicchiere di vino?”, rispondeva puntualmente, “Perché no!” Da questa risposta il soprannome con cui la sua storia è conosciuta, Perkeo!

E la sua anima non può che tornare e rivivere nel suo paese natale, Salorno. E quale tripudio migliore per lui, se non il Carnevale? Scanzonato, gioioso, scherzoso, conviviale, chiassoso, generoso, seriamente votato al buonumore è Perkeo, e così il Carnevale di Salorno.

Lungo le vie del paese gli abitanti, i curiosi e gli amanti della giovialità, soprattutto i bambini, attendono trepidanti l’arrivo di Perkeo, con il suo seguito, la contessa Dorotea, el Coppiere, i medici, i gendarmi, i cuochi personali, Laukas e il cacciatore, il postino e tutta la Salorno di allora, dalle streghe del Dos de la Forca agli agricoltori, dai Pescadori del Ades al car de la Nona, dai Cingheni de la val Stainausera ai Repessa Pentole, dalle Cembrane in cerca dei Salurneri ai Karbonari di Buchholz, dai sarti de Egna alle Lavascorle, dai Quei del Lambic ai Quei del fen de Cauria.

Si muove il corteo, in pompa magna!

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I musicisti danno il benvenuto ai presenti e preannunciano l’arrivo di Perkeo, che non tarda.

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Con le gote arrossate dà il via alle danze, alzando la sua coppa di vino. Tutti con la propria tazza in metallo smaltato fra le mani, o appesa alla cintura del pantalone o del grembiule, fanno festa, ognuno nella propria veste. E noi là, mentre l’atmosfera prende il colore del buon vino salornese, la schiava, ci lasciamo rapire dall’entusiasmo, dal gioco, dalla voglia di partecipare e condividere.

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E non può essere festa senza cibo, polenta, speck, salsiccia, würstel, strudel, crostate. Tutti possono soddisfare fame e sete.

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Scorre il corteo, e la gioia dilaga.

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Stupiscono i dettagli e la cura di cui la festa vive. Sentiamo infatti che non è semplicemente carnevale, ma è seriamente il modo con cui i Salornesi festeggiano il carnevale, nelle loro radici, nelle loro tradizioni, nel loro riconoscersi ed essere comunità. E nello spirito arcaico del carnevale alpino il corteo non può che chiudersi con l’ultimo saluto all’inverno, di buon auspicio per il nuovo che verrà.

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Maggiori informazioni: Associazione Carneval del Perkeo

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1 Comment

  1. Franca says: Rispondi

    Bello lo spirito con cui i Salornesi festeggiano il Carnevale facendo rivivere le tradizioni e la figura di PERKEO. Le fotografie mi hanno trascinato nelle atmosfere carnevalesche degli anni passati , quando anche qui da noi si facevano i carri , bambini e adulti si travestivano inventando maschere fantasiose per vivere il Carnevale con grande allegria.

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