Mustang, il cavallo di Tashunka Uitko

Siamo pronti a cavalcare un nuovo giorno! Nelle orecchie ancora il suono dei tamburi che dettano il ritmo alle danze del Pow Wow, al quale abbiamo avuto il privilegio di partecipare. Negli occhi i colori variopinti delle penne ad adornare i volti dei bambini nativi americani. Canticchiamo allegramente il ritmo del tam tam, mentre ci affrettiamo a fare colazione.

Siamo vicino alle colline nere, il luogo più sacro per i Lakora Sioux. E’ strano, non vi è dubbio, eppure sentiamo nell’aria la presenza di qualcosa. Sarà la suggestione, sarà l’emozione, sarà l’entusiasmo, sarà la consapevolezza di percorrere un pezzo di storia americana, senza pregiudizi, senza stratificazioni. E appena avanziamo verso il nostro prossimo incontro, questa presenza si fa reale. Si chiama Mustang, il cavallo di Tashunka Uitko (Cavallo Pazzo) e del suo popolo: veloce, impavido, impetuoso.

Siamo nel Black Hills Wild Horse Sanctuary, un ranch di circa 4 ettari e mezzo, dove il proprietario Dayton Hyde vuole salvaguardare allo stato brado i cavalli selvaggi, e in particolar modo una specie in via di estinzione, il Mustang.

Arriviamo puntuali al nostro appuntamento! Lì troviamo la nostra guida in jeans, camicia a scacchi, stivali in cuoio e cappello. Ci dà il benvenuto con una forte stretta di mano. I suoi capelli brizzolati rivelano un senso di nostalgia di un tempo andato. Era un rancher; così ci racconta non appena saliamo sulla Land Rover. E subito un sorriso fa distendere le tracce del tempo che rigano le sue guance. Seduti ci lasciamo condurre da Mark, dalle sue parole, dai suoi ricordi. “Fare l’allevatore non è semplice, devi essere portato e soprattutto devi amare questo lavoro” ci dice, mentre guida lungo il tracciato che ci porta all’entrata di un mondo altro, quello dei cavalli selvaggi. “Ma il grande amore restano i cavalli, ecco perché ho deciso di dedicarmi a loro, seppure sia in pensione!” continua; “E ora capirete perché!” aggiunge.

Svolta a destra, e davanti a noi la prateria, aperta e sconfinata! Ed ecco l’incanto!

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Un branco di cavalli selvaggi al galoppo, in libertà. Mark spegne il motore. Gli zoccoli affondano nel terreno, tutti insieme, all’unisono, come a creare un’unica voce, un unico grido, quello dei Lakota Sioux. Sembra di udirlo nelle vibrazioni dell’aria che muovono i ciuffi d’erba arsi al sole. Mark sa di non dover aggiungere altre parole, il nostro sguardo è già pieno di quell’indicibile verità che si cela in queste terre sacre, istinto primordiale, purezza, libertà.

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Proseguiamo il nostro viaggio in questo mondo selvaggio, e cogliamo un altro branco di cavalli. Finalmente si mostra Medicine Hat.

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Un cavallo dotato di poteri magici secondo i Lakota Sioux, ha il manto bianco con una caratteristica specifica, le orecchie e il capo di un altro colore. Solitamente cavalcato dal capo tribù indiano, protegge il suo cavaliere dal pericolo infondendo maggiore coraggio nella battaglia. E qualora il cavaliere fosse caduto in battaglia, avrebbe raggiunto direttamente il paradiso. Questo è il cavallo di Cavallo Pazzo! E dal suo sguardo comprendiamo la fierezza di un popolo, i Lakota Sioux, profondamente rispettoso della vita e della sua natura.

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Rimaniamo là a lungo, rapiti da un sogno, da un incontro che si è fatto reale. Lo Spirito di Cavallo Pazzo cavalca ancora, libero!

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