Blons – Vita da montagna

Qui sono a casa!“, ci è mai capitato di dirlo? Esiste questo luogo, “a casa“? Un luogo che nel tempo ha modellato e cullato il nostro cuore?

Probabilmente è successo, e forse è andato perso, coperto dalla fuliggine del tempo trascorso. Magari ci sta semplicemente attendendo, oppure è lì, e non riusciamo a sentirlo.

Un luogo per me ragazza o ragazzo, per me mamma o papà, per me adulta o adulto, per me appena un po’ in là con l’età. E così, pensandoci un po’, scopriamo che ce ne sono stati, alcuni, molti oppure pochi, ma ci sono.

Tratteggiarne i colori, gli odori, i profumi, i suoni, le sensazioni è arduo, perché significa ripercorrere a ritroso un sentiero, a volte in salita, a volte in discesa, che richiede fatica e intensità di emozioni, che pretende onestà di rapporto, fra noi e quel posto che un giorno ci scelse e nel tempo scegliemmo, pur senza saperlo.

Su questo sentiero del tempo, sia esso presente o passato, nella ricerca di casa, della nostra Itaca, scopriamo uno spazio nuovo dell’anima, del pensiero: Il Luogo del Cuore.

Vi presento Blons, un piccolo paese alpino della Grosses Walsertal, nella regione del Vorarlberg, in Austria. Siamo a poco più di 900 metri sopra il livello del mare. Una strada lo attraversa, lungo il versante sinistro della valle. Come accade spesso nei luoghi di montagna, quella strada, un tempo insidiosa e tortuosa, sognata e voluta come la porta di accesso verso la speranza di nuove prospettive, è divenuta nella prassi via di fuga dalla marginalità, dalla solitudine e dall’incombente destino di essere solo montanaro. Mentre per chi viene dal fondovalle Blons è semplicemente un luogo di passaggio. Si passa, non ci si ferma.

La chiesa con il piccolo cimitero dal quale si stagliano verso l’alto le croci in ferro battuto, il municipio con la biblioteca e il centro di documentazione, l’edificio della scuola materna e quella elementare costituiscono l’ossatura centrale del paese, il luogo della socialità e dell’essere comunità. Nella parte bassa del paese un nucleo di abitazioni formano la parte nuova di Blons. Le altre case si confondono nella natura amena del luogo, disseminate qua e là lungo i declivi, secondo la caratteristica conformazione dei masi sparsi.

Le persone che lo abitano, a prima vista schive, hanno nell’animo un senso radicato e profondo di comunità. Sono dei Walser, da cui prende il nome la valle. Una popolazione antica di origine germanica, che ha saputo adattarsi nel tempo alla montagna, e sopravvivere al tempo che scorre. L’apparente asperità del territorio e la vita che lo ha caratterizzato fanno di Blons il mio luogo del cuore.

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Nulla di particolare!” Vien da dire salendo in macchina lungo la statale. Si sale da Thüringen, ultimo avamposto prima di addentrarsi nella Grosses Walsertal.
Eppure qualcosa c’è! Il silenzio!” Quel silenzio che avvolge la valle e il paese di Blons non è assenza di suoni, bensì la colonna sonora che apre l’esperienza alla vita di montagna. E come non dare importanza alla colonna sonora di un viaggio? Soprattutto del viaggio che porta verso casa, verso quell’Itaca a cui l’anima anela.
Nella sua morfologia, Blons appare abbarbicata sul declivio più ripido, a perpetua sfida con l’impossibile, dando a chi passa la sensazione di una tensione senza fine. Eppure, affacciato sull’altro versante della valle, guarda sornione il sole tramontare. Riflette della luce del giorno che passa e in quell’istante di palpabile eternità quel senso di asprezza, di ruvidezza dettata da pendii erti e insidiosi assume le sembianze della carezza candida e dolce della vita. E in quel momento la pendenza appare nella sua verticalità come il semplice anelito verso la bellezza, quella bellezza intrisa di vita, dipinta anche di sacrificio e di fatica,  che ha il sapore della libertà.

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Nel silenzio di Blons sento ogni volta in ogni stagione il diverso suono dei miei passi lungo i sentieri  che mi conducono nel bosco, alla riva del ruscello, su in alto all’alpe, nella neve candida, fra le foglie vermiglie dell’autunno, sotto il mantello soffice della primavera; sento ogni volta gli odori inconfondibili della montagna, dalle mucche al pascolo, ai fiori che sbocciano, all’acqua fresca, alle erbe e alle bacche dei prati. E le rivivo ogni volta al mattino, appena sveglia, alla tavola di Sibylle, a colazione, il momento più importante della giornata, non fuggevole di semplice caffè e biscotti, dove incontrare nuovamente la montagna nelle marmellate fatte in casa con le bacche raccolte, il pane dolce della domenica, impastato e infornato all’alba da mamma Marianne, il burro e il formaggio della vicina di casa, le uova delle galline ruspanti che giocano alla ricerca di vermicelli lungo il pendio che porta a Mura, il maso di famiglia, ora adibito a casa per vacanze.
Lì, a Blons, trova ogni volta il mio senso ancestrale di vita da montagna, nella quotidianità delle cose genuine, nella semplicità di accogliere la vita così come è. E qui il mio cuore vagabondo si sente a casa.

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