Aldo Gorfer – Gli eredi della solitudine

Terminata l’ultima pagina, ecco il silenzio del disincanto.

Un’impresa in condizioni di vita al limite.

Un confronto che si dipana lungo l’asse longitudinale delle valli alto-atesine.

Una storia che racchiude la stessa scena, un abitato in pietra e legno, la stube, il prato, il bosco e il lungo inverno.

Un’inchiesta che si fa viaggio in un mondo in quota, non solo per altitudini, ma soprattutto per profondità e marginalità.

Aldo_Gorger_Alto-Adige

La solida mano di Aldo Gorfer tratteggia con grave obiettività la vita della gente dei masi.

Alto – Adige, Inverno 1971-72.

Il progresso avanza, in fondo valle. Linee di asfalto contraggono l’asse spazio – temporale. E il confine ben si delinea, al finire della strada. Lì, al di là della via, rimane relegato il mondo del contadino di montagna. E subito scaturisce il senso di appartenenza, di fedeltà, di attaccamento alle tradizioni, dell’amore verso la propria terra e la propria cultura.

Ma cosa c’è veramente, oltre il senso?

Forse questo interrogativo spinge Aldo Gorfer ad avventurarsi lungo i ripidi e i tortuosi sentieri. D’inverno. A sfidare il vento, il gelo, la neve, il pericolo delle valanghe, pur di incontrare quell’umanità confinata in un mondo altro, di radice medievale, fatto di sopravvivenza, al limite della povertà, della sopportazione e della resistenza umana.

E mentre scorro le pagine di vita di Alois, Franze, Hanne, Sepp, Anton, Emma, Cecilia, Josef, Kathy, mi interrogo allo stesso modo di Aldo, mentre scrive.

Chi effettivamente è felice?

Noi che conosciamo il progresso, sinonimo di agiatezza, consumismo?

O loro, sospesi nel tempo, aggrappati alla vita, fatta anche di morte?

44 anni dopo il viaggio di Aldo, credo valga la pena avventurarsi ancora con lui su questi insidiosi sentieri, in quell’immaginario alpino, perduto, mistificato, a volte oltraggiato e dimenticato, per andare in profondità.

Una volta di più.

Per tentare di capire, in punta di piedi, cosa significa “vivere in montagna è lento!“, come afferma Francesco Vidotto.

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