Gli Spostati – Viaggio nel mondo che non c’è

Un mattino di maggio, anno 1915

Stazione di Rovereto. Sul binario il treno è in partenza.

Vagoni, grandi e subito stretti. Là dentro pressati, quasi nell’oscurità,

se non fosse per quel piccolo pertugio.

Ammassati come il bestiame, abbandonato nei campi, nelle stelle.

3 giorni di viaggio

Finalmente arrivati.

E ci accoglie il freddo, la neve.

Dove siamo? Là in quel luogo che non ci appartiene.

Siamo noi a essere estranei? Ci chiamano “profughi“.

Trentino, terra contesa

1 terra,

1 confine,

2 eserciti

E noi nel mezzo.

Ci chiamano “gli spostati“.

rovereto_glispostati

Inevitabile! Non rimane che il silenzio. Mentre negli occhi scorrono quelle immagini di Famiglie, di Trentini, di Italiani, cariche di orgoglio e di dignità. Nelle orecchie ritornano le parole di quelle nonne, affaticate dall’età, ma energiche nel ricordo di quel tempo, andato ma non scomparso nella loro memoria. E’ vivida la miseria umana di quegli anni nella loro mente.

Si tratta della mostra fotografica e documentaria “Gli Spostati“, curata dal Laboratorio di Storia di Rovereto. Un incontro denso con un popolo, quello del Trentino meridionale, costretto a lasciare la sua casa, i suoi affetti, il suo presente, le sue montagne, il suo campo appena seminato. Donne, vecchi e bambini. Più di 100.000 trentini trasportati in non luoghi, nel mezzo del nulla, nella terra di nessuno, verso un mondo che non c’è.

Case di legno, a non finire. Costipati e abbandonati a loro stessi.

Quei volti scuotono! Non è compassione, ma fierezza di un popolo, di compostezza, di caparbietà, di un’umanità offesa e non piegata, di appartenenza a quella terra a cui fare ritorno, dove veder crescere i propri figli, speranza di un futuro, altro.

In quei volti sorprende la forza dirompente della donna, che sola, col marito al fronte e i figli piccoli a carico, affronta l’insensatezza umana. Quelle immagini sono la sua voce.

In quei volti, i primi profughi!

Un mattino di marzo, anno 2016

Profughi, una parola che ha il dolce profilo delle montagne, quelle trentine, perché da esse scaturirono.

Profughi, nuovi viaggiatori verso un mondo che non c’è.

A tutti noi, eredi dei profughi di quel maggio 1915,

che i loro volti possano tornare alle nostre menti prima di scegliere che sia accessorio chiudere un confine, in una terra,

e loro nel mezzo, popolo senza nome di un mondo che non c’è!

2 Comment

  1. Franca says: Rispondi

    Grazie Mirtis , con il tuo bellissimo articolo hai acceso in me la curiosità di sapere qualcosa in più sulla storia del tuo popolo. Sono andata a guardare il sito del Laboratorio di Rovereto………La guerra è stata dura per tutti ma il popolo Trentino ha pagato un caro prezzo, 100.000 sfollati. “una partenza affrettata e drammatica, un ” soggiorno obbligato” e sofferto di tre anni e mezzo………E poi un ritorno in un paese che non era più lo stesso, deprivato dai suoi beni , impoverito nella terra e negli uomini” Sono bastate queste due frasi a farmi rabbrividire e a farmi sentire tutta la drammaticità di questa storia.
    Bellissima la frase di Yosef Haym Yerushalmi
    Un popolo dimentica quando la generazione
    che è in possesso del passato
    non lo comunica alla successiva,
    o quando questa rifiuta quanto viene a ricevere
    e non lo trasmette a sua volta
    che è poi la medesima cosa.

  2. mirtis says: Rispondi

    Grazie, Franca, per aver condiviso con noi il tuo pensiero! Ogni luogo, come le nostre montagne, è custode di una storia, di tante storie; qualche volta dovremmo sederci e fare silenzio per metterci in ascolto di queste storie, feroci, belle, brutte, che infastidiscono….Non è nostalgia di un passato che non c’è più, o paura del futuro. E’ consapevolezza di sapere da dove arriviamo per capire dove vogliamo andare! Buone storie a tutti!

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