Il mio nome è Gabriele

Sono ancora frastornata. Un senso di leggerezza accompagna la mia mente. Vi assicuro, non è colpa dell’amaro che ho assaporato a conclusione di un piacevole pranzo primaverile. Si tratta di quella sensazione che attraversa il cuore facendo apparire sulle labbra un sorriso d’ebete. Sogno o son desta?

Una stretta di mano vigorosa, il piacere di conoscersi. Quella mano che scrive e quella mano che sfoglia le pagine del libro, dell’ultimo libro letto, Il mio nome è Aida.

E’ travolgente e appassionato, Gabriele, come Aida, l’eroina della sua storia.

Non facciamo troppi convenevoli. E’ ora di pranzo. Così andiamo subito al sodo. Cibo! E che cibo!

Ingredienti di base:

  • la familiarità di un luogo
  • la passione per le cose belle
  • i bicchieri bagnati del succo della vite
  • la buona cucina

Si chiama convivialità! Qui prende vita il mio incontro, vivace e saporito, con Gabriele Biancardi.

Per molti la voce storica, rassicurante e vellutata di Radio Dolomiti.

Per me la mano che ha ritratto il volto di Aida e della sua famiglia.

Sono diverse le risposte che vorrei avere alle mie domande. Domande che si sciolgono nella mente come la neve ai primi raggi di sole a primavera.

Davanti a lui mi accorgo di non aver bisogno di domande. Lo ascolto.

Generoso di parole, storie, racconti, aneddoti, vita, quanto di delicatezza, sensibilità, tatto.

Ciò che colpisce?

La pacatezza, che caratterizza le sue parole. Pur parlando di cose serie, di vita, con le sue ferite, le sue sventure e la sua parvenza di sogni, ha la capacità di afferrarle, non per stritolarle, ma per scivolarci dentro e farci scivolare, per comprenderle un po’, almeno un po’.

Ecco perché Il mio nome è Aida nasce “per condividere una storia, per testimoniare, per fermare il tempo“. Un po’ come un invito a sedersi a tavola, come noi nell’intimità di quel ristorante. Lo scopro ora, stando con lui. Il tempo si ferma, si mangia, si assapora, si ride, si scherza. Proprio come nella cucina della famiglia Cartani. Momenti frugali, che nella loro semplicità diventano fragranza di vita, di storie.

Non ci prendiamo troppo sul serio e giochiamo, io intervistatrice e lui ospite a questa tavola. Ridiamo.

Ti senti scrittore?

No, certo che no?

Lo incalzo: “Sei sicuro?

Ci pensa un pochino, però ha più l’aria di qualcuno che non sta pensando alla sostanza della domanda, ma piuttosto a dirsi: “Ho cannato la risposta, cosa dico ora?

Sorrido perché nessuno mai si prende troppo sul serio nello scrivere. Proprio lui, poi, che pensa di non aver mai lavorato un giorno, sapendo di fare il lavoro che ha scelto e che soprattutto ama fare.

No, forse lo sono!

Probabilmente sta ancora pensando se la risposta sia adeguata oppure no. In fondo chi ha detto che essere scrittore sia distintivo di chi scrive tanti libri e di successo?

Ecco che finalmente si svela la sua anima di scrittore: “appuntarlo, scriverlo, quel pensiero, prima che me lo dimentico“.

10 polpastrelli sulla tastiera del computer, 8 pomeriggi, 8 giorni consecutivi, 200 pagine. Questa il backstage del suo primo libro.

E’ liberatorio!“, dice. Non poteva fare altrimenti Gabriele. “Quando in testa la storia c’è, non rimane che passare all’azione“.

Per un istante, mi sembra di guardarmi allo specchio. “Scrivere è vivere” ribadisce. E’ vero, penso. Vivi quello che scrivi nel momento stesso in cui la storia prende forma nelle parole.

Scrivere è soprattutto viaggiare, possono permetterselo tutti!

Leggete, scrivete, viaggiate, perché ne vale la pena. Non lo dico solo io, siamo in tanti e forse, non lo sai, anche tu che non osi.

gabriele_biancardi

2 Comment

  1. michela luise says: Rispondi

    mi vien voglia di leggere anche questo!

    1. mirtis says: Rispondi

      Grazie! Mirtis

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