Alla corte dei Thun – incontro di storie

Nelle leggende di cavalieri erranti sui loro destrieri,

di principesse in balia di un destino che tentano di fuggire,

svetta, sullo sfondo, appena fuori dal bosco, il castello.

Fiero e solido con le sue cinta murarie e la sua torre di guardia.

Chiudo gli occhi per un istante. Odo un eco di zoccoli di cavalli sul selciato. Arriva il messaggero. Chissà di quale destino è portatore!

E mentre il mio immaginario vola, saliamo a piedi il piccolo sentiero che porta a Castel Thun.

Siamo in Trentino, nelle campagne della Valle di Non, nel comune di Vigo di Ton, un angolo appartato, quasi nascosto, luogo ideale per costruire una fortezza. Abitato fino agli anni 70 del secolo scorso dal conte Zdenko e dalla madre Teresina, di origine boema.

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Dalle mura del castello allo spirito del luogo

Quel che affascina di Castel Thun, di architettura medievale, una fra le dimore nobiliari più pregiate dell’arco alpino, è l’atmosfera placida e tranquilla che lo circonda.

Una visita che ha il sapore di una conversazione con lo spirito del luogo, custode di storia, accadimenti, cultura, saperi. Uno spirito con tanti volti, quelli della famiglia Thun, che appesi alle pareti, accolgono lo sguardo curioso dei suoi visitatori.

Così ho la sensazione di essere ospite del padrone di casa, il conte Matteo Thun.

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Un luogo che racconta. Un passo nella storia, in tante storie

Sembra un incontro intimo, familiare. Il conte Thun mi accompagna nella visita della sua dimora, dalla sala delle guardie, alla sala del pane, alla cucina, nel cortile col pozzo, nelle sale di rappresentanza, delle feste, della meditazione, delle camere da letto.

Ogni stanza il suo mobilio, pulito, curato, pregiato e mai ostentato. Ogni oggetto parla di un aneddoto, una storia, un sorriso, un ricordo. Ma non c’è tempo, perché lui, lo Spirito del Castello, è impegnato con altri ospiti a cui offrire la sua accoglienza. Lo richiede l’etichetta.

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Una storia vissuta un tempo e ora immaginata a Castel Thun

La storia della domestica.

Si sente, l’anima femminile in quella cucina, attrezzata di tutto punto. Lei, che si aggira fra i cuochi; lei che passa per la dispensa e si affretta lungo il corridoio.

Una brava giovane, una persona senza mode e pompe, che dovrà fare tutti quei mestieri che le ordineranno i padroni“, così la vuole il Conte Matteo, che ben conscio di questa risorsa indispensabile, intende darle “oltre al salario e il vitto ordinario – caffè la mattina, pranzo e cena, 10 oncie di pane di frumento e un fiaschetto di vino – il letto e un ripostiglio personale, i grembiuli per la cucina e l’assistenza medica“.

Emma, o forse avevi altro nome!

A te, che forse nel cuore portavi in segreto un amore sussurrato;

a te, che immaginavi un giorno di essere contessa;

a te, che fantasticavi di viaggiare su quel calesse, che spesso partiva per mondi a te sconosciuti;

a te dedico questo incontro con il tuo luogo di vita, Castel Thun;

a te, che eri donna, lavoratrice, madre, ragazza, consolatrice, amica, confidente, sognatrice fra quelle mura di Castello.

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Maggiori informazioni:

Castel Thun

All’inizio del sentiero che conduce alle porte del Castello, si trova un ampio parcheggio a pagamento. Qualora si volesse contemplare il paesaggio rurale che fa da cornice alla dimora nobiliare che porta il nome della famiglia Thun, vi consigliamo di parcheggiare l’auto nei paesi limitrofi, dai quali raggiungere a piedi il castello.

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