Il Canto dell’Anima – Laminae Cantus di Emanuele Cedrone

Melodiosa, che dite, è un aggettivo adatto ad una sega?

Un’associazione di termini che stride. Sì, stridore! Quel rumore che i suoi denti aguzzi provocano a contatto col metallo.

Eppure nel suo corpo, difficile da domare, benché flessibile, si racchiude un suono che rapisce i sensi.

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Ecco cosa succede per caso a Milano

Il tempo è cadenzato da un inedito, per noi, maestro d’orchestra: il traffico. Prima le macchine, poi un suono di sottofondo, all’inizio impercettibile fino a divenire acuto: lo sferragliare del tram sui binari. Segue il vociare della gente lungo il viale. Ogni tanto qualche nota stonata: un clacson, una brusca frenata, un urlo di disappunto. Ci troviamo così, risucchiati nel vortice di un sabato pomeriggio milanese.

Quando, all’improvviso, si alza nell’aria una melodia. Tutto il resto è come se svanisse.

Ci voltiamo. Ci facciamo spazio fra una piccola folla formatasi attorno a questo suono che in maniera così leggiadra parla al cuore di poesia.

Ecco cosa troviamo

Un giovane uomo intento a suonare un insolito strumento. Una sega che porta il nome di Melodiosa.

Con una mano fa scorrere l’archetto lungo la parte liscia dello strumento; con l’altra tiene ben saldo il manico. Lo piega, con fermezza, come se dialogasse con lui. Da questo rapporto, intimo, di conoscenza, di sensibilità, scaturisce musica.

Terminato il pezzo, è un’ovazione. Io rimango estasiata, in attesa del prossimo. Per me è come se il qui e l’ora fossero un tutt’uno, rinchiusi in quell’infinito invisibile che le mani di Emanuele Cedrone disegnano nell’aria con la sua melodiosa.

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“Tu chiamale se vuoi emozioni”

Così cantava Lucio Battisti in una sua intramontabile canzone. Emanuele le chiama “vibrazioni”.

Pantalone nero, camicia bianca, gilè perlato e fazzoletto bordeaux al collo, scarpa inglese nera e bianca: così si presenta. Seduto su uno sgabello in compagnia di Melodiosa, un tavolino da salotto di altri tempi, sotto un tappeto, come a segnare il confine di un mondo altro, quello dell’arte in musica.

Termina l’esibizione, prende una breve pausa. Mi avvicino: “Mi hai fatto volare!” Lui sorride compiaciuto. E’ la soddisfazione dell’artista! Ci presentiamo.

Sono pochissimi al mondo che suonano la Melodiosa, il parente povero del violino! La più famosa, Marlene Dietrich!

Chissà dove ha inizio la sua storia! “Forse nell’animo sensibile di un boscaiolo che facendo cadere il suo strumento di lavoro, la sega, ne ha colto la sua anima, le sue vibrazioni” immagina Emanuele.

“Che meraviglia!” penso. Nel bosco, lassù in montagna, fra larici e abeti che svettano alti nel cielo azzurro di primavera, il profumo di resina e della corteccia, un po’ umida al mattino. Così il mio pensiero vaga nell’immagine di Emanuele, seduto là nel bosco, dove tutto forse un giorno ebbe inizio, sotto lo sguardo complice del Cimon della Pala.

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Laminae Cantus

Il titolo dell’opera di Emanuele. Oggi, per me, lamina si riempie di nuovo significato.

Pensate, in un gesto, quello del taglio, che spezza, divide, quanta dolcezza si nasconde. Vero? Lì forse ci è dato toccare in maniera quasi impercettibile un senso di compiutezza. E lui, Emanuele, il nostro compagno di viaggio ci offre una versione inedita di questo grande mistero, che è la vita.

Per chi vuole viaggiare con Emanuele:

Emanuele Cedrone

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