Il salotto di Perkeo

E’ primavera inoltrata. Seguiamo il corso del fiume Adige a ritroso. Lo sguardo corre lungo i filari di meli e di viti. Il verde, quello intenso e carico delle giornate di pioggia, colora il nostro passaggio all’arrivo a Salorno, il paese di Perkeo. Dall’alto dello spuntone di roccia osserva, bonario, Castel Haderburg.

Sì, siamo recidivi. Lo ammettiamo. Quando una cosa piace, non se ne può fare a meno. Abbiamo sentito il richiamo. E’ di nuovo festa! Perchè no? Così abbiamo inteso dopo aver conosciuto Perkeo e il suo Carnevale.

Ripercorriamo, quasi 4 mesi dopo, le vie del paese della bassa atesina, e su fino ad arrivare alla piazza. A quella piazza di mezzo, “Mitterdorfplatz”. Questa volta non ci sono fumi che annebbiano la vista del campanile della chiesa di Sant’Andrea, e tanto meno si sentono suoni di trombe, schiamazzi e motori roboanti.

L’atmosfera, sembra quella domenicale, di festa, quando una volta l’unico dovere era con il sagrato della chiesa, e poi gli incontri, proprio là, in piazza.

Subito ci lasciamo accogliere da un sentore di piacevolezza dovuto al semplice fatto di stare insieme, in maniera conviviale, su tavoli e sedie di un tempo che quelli più anziani ricordano ancora, con l’aggiunta di panche e tavoli dal sapore tipico di una giornata campestre. Il focolare per cuocere la polenta, la griglia per “Rippelen” e salsicce. Non manca la schiava, il vino che tanto amava l’amico Perkeo.

Poco distante la fontana in pietra, cinta dal gioco dei piccoli.

Ecco il salotto di Perkeo. A tutti, nessuno escluso, piacerebbe farne parte. Allegro, bello, vero. Lì c’erano loro, i salornesi, quelli che un giorno hanno osato dire “Perché no” nel riconoscersi comunità in quella piazza di paese.

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