Siro, pastore di pecore

Ecco, Siro, ti scrivo. Ho pensato che ti avrebbe fatto piacere ricevere una lettera, da leggere e tenere con te nelle giornate fredde di lunghi inverni già trascorsi.

Caro Siro,

ho saputo di te. Me ne ha parlato Francesco, sì, lo scrittore, il nipote del tuo amico Leone.

Avevo anch’io una capretta, da piccola. Si chiamava Bianchina. Stava nella stalla del nonno, in campagna. Con lei c’era il suo piccolo, Fiocchetto. Li accudivo, e con loro andavo a spasso fra i filari di vite.

Ho letto la tua storia. E’ stato bravo, Francesco. Te lo saresti mai immaginato? I tuoi pensieri, le tue parole, la tua vita ora sono un libro. Un libro che porta il tuo nome!

Mi sembra di vederti, lassù, nella tua baita di legno, mentre tracci la storia della tua vita su fogli sgualciti. Eri poeta vestito da pastore.

Sai, mi sono arrabbiata, e molto, per quei bocconi amari, forse troppo, che hai dovuto inghiottire, come mi sono addolcita, e tanto, per la poesia che portavi nell’animo.

Verrò un giorno, ne sono certa, a conoscere i tuoi pascoli e i tuoi boschi, la tua montagna. E’ una promessa, e porterò con me un fiore del prato quando verrò a salutarti.

Ti abbraccio,

Mirtis

siro_intera

 

3 Comment

  1. michela says: Rispondi

    Hai colto lo spirito di siro con poche parole, semplici. Il prossimo fiore di campo sarà per te!

    1. mirtis says: Rispondi

      Grazie! Ci si incontra al prossimo libro 😉

  2. Franca Maltempi says: Rispondi

    ………una lettera dolcissima.

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