Chi sono

Mi piace definirmi l’anima femminile di Ulisse, in movimento, alla ricerca di sè e dell’altro.
In viaggio, con la mente, fantasticando e immaginando nuove terre da conoscere e nuove persone da incontrare; con i libri, leggendo e vivendo quel sottile confine tra realtà e finzione, con l’anima per dare vita ai sogni, con il corpo per mettermi in cammino verso di essi.

Nei fatti sono figlia della terra, provengo da una famiglia di contadini, da generazioni. Per casa una fattoria, con la corte, il fienile, il deposito degli attrezzi e dei macchinari agricoli, la stalla con la scrofa e i suoi maialini, i conigli e le galline. Dietro il fienile, il campo coltivato a vigneto e meleto. Qua e là altri alberi da frutto, il pesco, l’albicocco, il pero, il caco e il fico, e lì vicino una grande vasca di cemento dove erbaccia ed arbusti vi crescevano. A fianco al caco, l’orto.
In questo piccolo mondo rurale nascono i miei primi viaggi, nell’immaginario di bambina, nella voglia di conoscere, nel fantastico gioco dell’essere oggi una principessa, domani un’esploratrice e ancora l’eroina di qualche storia inventata.
Il mio primo, inconsapevole compagno di viaggio, mio fratello Tomas, che ha fatto del nostro terreno di gioco e di storie, la sua vita, il suo lavoro.

Sono cresciuta all’aria aperta ai piedi di un monte, alle porte di un bosco, in prossimità di un sentiero.
Il mio primo mezzo di trasporto i piedi. Camminare a mia misura è stato probabilmente il primo sogno realizzato. Mi immagino attaccata al bastone di mio nonno Luigi, mentre andiamo in campagna a preparare il pastone per i maiali, a dare da bere alle galline e a raccogliere qualche verdura per il pranzo. Lui il mio primo cantastorie, e il suo bastone come la bacchetta del maestro a indicare le cose del mondo.

chi sono

I miei piedi nudi, nella terra, appena sollevata, lungo i filari a raccogliere le patate nel campo, destate dal loro torpore e asciugate al sole.
I miei piedi nudi, nell’acqua fresca di un torrente di montagna, nell’erba del prato bagnato di rugiada autunnale.
I miei piedi nudi, che affondano nel verde manto del bosco, nella bianca neve dell’inverno.
I miei piedi a muovere i pedali della mia mountainbike, regalo di mamma e papà. Uno dei ricordi del cuore più caldi. Una sensazione di pura libertà, sfrecciare sulle strade, in discesa, magari senza mani e con il vento fra i capelli.
I miei piedi nudi, sul tappeto di casa, mentre disegno. Una grande scatola di matite colorate, pastelli e pennarelli, e un sacco di fogli a disposizione.
I miei piedi nudi, sul tappeto di casa, mentre i miei pensieri prendono forma e scorrono sul foglio della macchina da scrivere. Una Olivetti, classe 1988.
I miei piedi nudi, ora, sul tappeto di casa, mentre digitando sulla tastiera del computer condivido i miei pensieri e con essi viaggio, di nuovo, ancora, sempre.

Mirtis

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